Il mondo del ballo in Italia
22 ago 2011

A cura di
Sauro Amboni
CONI FIDS e Danza Sportiva per i disabili.

 

SPORT & DISABILITA’
Il CONI forma i tecnici dello sport

(Prof.ssa Marcella Costato)
marcella.costato@virgilio.it

 

4^ parte

Disabilità e Danza Sportiva:
dalla parte del medico

 

 

 



 

Presentazione
(a cura di Sauro Amboni)

 

I concetti (preconcetti) che vedevano i mancini come persone diverse o malate, sono stati scalzati da cinquant’anni.

Portare gli occhiali, nel secolo scorso, era considerata una menomazione e chi li indossava era un “diverso”.

Oggi i sordi sono considerati “menomati”, ma non tutti sanno che la cultura e la loro potenzialità intellettiva, cognitiva e professionale è superiore a quella delle persone considerate “normali”.

In questo articolo, che rispecchia un elevato spessore culturale e morale, la Prof.ssa Costato ci fa riflettere sulla Danza e il ruolo del medico e ci esorta a chiederci e a rispondere alla domanda:

 

qual è l’indice di civiltà di una nazione?

 

 



 

 

Reportage della Prof.ssa Marcella Costato

(marcella.costato@virgilio.it)

 

["Mount Olympus at sand sculpting festival Rye Beach, Vic, Australia 2007"]

(vedi foto nella galleria immagini sotto)

 

 

Il discorso sportivo, per una persona disabile, è molto complesso dal punto di vista medico.

Il dott. Marcello Ghizzo (vedi foto nella galleria immagini sotto), ortopedico e medico dello Sport, ha preso in considerazione solo alcuni aspetti precisando che:

 

  • Anche i disabili hanno bisogno di un’idoneità alla pratica sportiva.
  • E’ importante classificare in base alle abilità residue.
  • Una persona con disabilità trae benefici dalla pratica sportiva.
  • L’attività sportiva, se amplificata, può provocare danni.

 

Anche i disabili hanno bisogno di un’idoneità alla pratica sportiva.

Prima di avviare un disabile a un’attività motoria è necessaria una valutazione fisica (IDONEITA’).

La visita medica è effettuata come per i normodotati, anche se con mezzi diversi.

Dopo un esame obiettivo generale, sono valutate la funzione motoria, e la sensibilità, oltre a forza, mobilità e coordinazione motoria.

In seguito si procede con la CLASSIFICAZIONE attraverso l’aiuto di protocolli che prendono in considerazione, quanto può fare un disabile.

Le commissioni di medici in base ai vari criteri inseriscono gli atleti nella classificazione adatta alle loro abilità residue.

 

China's disabled people' performing art troup
(vedi foto nella galleria immagini sotto)

 

Una persona con disabilità trae
grandi benefici dalla pratica
sportiva.

 

In Italia il 45% delle persone con disabilità, pratica l’attività sportiva sia come avviamento verso un aspetto ludico e ricreativo, sia come attività agonistica organizzata.

N. B. Si è notato che le persone con disabilità fisica, sensoriale o   intellettiva, nel tempo, tendono a ridurre l’attività motoria.

Ciò va a svantaggio della muscolatura, dell’apparato cardiocircolatorio e di quello digerente.

 

Patologie da inattività:

 

  • Coronaropatie
  • Ipertensione
  • Insufficienza respiratoria
  • Infezioni alle vie urinarie
  • Disfunzioni gastro enteriche
  • Osteoporosi
  • Piaghe da decubito

Per questo motivo occorre, sempre, stimolare le parti compromesse lavorando sul loro recupero.

 

N.B. Alcuni studi hanno dimostrato che praticare l’attività sportiva migliora le funzioni degli organi, non colpiti dalla patologia, spesso in modo superiore rispetto a quelli della persona normodotata.

 

Partita di Showdown, tra non vedenti.
Sullo sfondo il prof. Martinelli e Claudio Arrigoni

(vedi foto nella galleria immagini sotto)

 

 

Quali sono allora i vantaggi di una pratica sportiva?

 

  • Aumento della forza muscolare
  • Miglioramento della respirazione
  • Miglioramento cardiocircolatorio
  • Miglioramento dei processi digestivi
  • Riduzione della sensazione di fatica
  • Prevenzione dell’obesità
  • Rallentamento del deterioramento osseo
  • Miglioramento della postura
  • Miglioramento della coordinazione motoria
  • Riduzione dello stato depressivo
  • Miglioramento dell’autostima
  • Mantenimento di attenzione e memoria
  • Aumento della sensazione di benessere

Tutti questi vantaggi si riscontrano in modo particolare con la pratica della Danza Sportiva.

 

Si ricorda che una seria disabilità fisica crea una grave depressione psichica e la persona diventa soggetto solo di attenzione medica.

L’opportunità di praticare sport può rendere una vita qualitativamente migliore, meglio di qualsiasi medicinale.

 

N.B. Per questo motivo è importante che l’aspetto farmacologico e la classica rieducazione siano superate dall’atto sportivo.

 

Como, 26 giugno 2011. Giornata sportiva per atleti Paralimpici

(vedi foto nella galleria immagini sotto)

 

 

E’ vero, purtroppo che pur avendo gli stessi bisogni degli abili e pur facendo risparmiare la sanità, l’inserimento del disabile nello sport è ancora molto difficile, soprattutto per la danza sportiva.

 

Quali sono i motivi?

 

  • Scarse attrezzature
  • Ridotti servizi
  • Scarso interesse dei medici (pochi di loro stimolano alla pratica sportiva).
  • Scarso interesse delle famiglie (esse tendono a proteggere)
  • Motivazioni psicologiche (difficoltà della persona stessa)
  • Depressione.

 

Come deve comportarsi un educatore
al primo approccio con un disabile?

 

  • Quando la persona è su sedia a rotelle è buona norma evitare movimenti bruschi e dimostrare attenzione alle sue necessita parlandogli da seduto.
  • Con chi è affetto da paralisi cerebrale, occorre parlare con lentezza seguendo i suoi ritmi. E’ importante evitare di farsi impressionare dall’aspetto fisico e chiedere aiuto a qualcuno se non si riesce a comunicare con loro.
  • Con i non vedenti occorre sempre pronunciar il nostro nome.

Bisogna offrire il braccio senza prendere il loro, evitando d’imporre il nostro aiuto per rispettare la loro autonomia.

 

  • Con chi ha un ritardo mentale bisogna evitare di parlare del loro problema quando sono presenti. Occorre sviluppare empatia e accettare la loro lentezza.
     
  • E’ importante rispettare e accompagnare il ritmo di chi ha le stampelle.

 

 

Esibizione di Danzability
(vedi foto nella galleria immagini sotto)

 

 

L’attività sportiva, se amplificata, può provocare danni.

 

L’attività sportiva deve avere un proprio spazio in ogni fase della vita, di tutti: disabili e normodotati.

E’ importante che essa sia parte di un modello culturale, riferito alla conoscenza del proprio corpo  e delle proprie capacità.

In questo senso non deve essere riferita a modelli irraggiungibili d'idoli sportivi.

Lo sport, infatti, se praticato male o in modo eccessivo può provocare danni motori, anche gravi, a chiunque.

Per questo motivo occorre prestare maggior attenzione all’insegnamento delle attività ginniche sportive, fin dall’età scolare.

Le attività svolte dovrebbero orientarsi su un’educazione che tenga conto, soprattutto, del benessere psicofisico derivato dal praticare sport, in particolare per le persone con disabilità.

Troppo spesso la competitività, portata a livelli estremi nel tentativo di sopraffazione degli altri, spinge a superare i limiti di sicurezza mettendo a repentaglio la salute.

In questo senso occorre riuscire a instaurare un giusto grado di competitività che non sia finalizzato a una esagerata affermazione di sé.

 

Lo sport deve essere salute per tutti gli individui.

 

Disabled dancers
(vedi foto nella galleria immagini sotto)

 


Prof.ssa
Marcella Costato
(Milano)

 

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