Gentile Rosario,
non sono soddisfatto della risposta alla ultima mia domanda riferita ai “balli di gruppo”. Illustra sì una realtà di fatto innegabile, ma non per questo accettabile, non perlomeno da chi si aggira su siti come questo e in altri ambienti di ballo, siano essi gare scuole o associazioni. Chi come me pone domande all’ esperto, solleva perplessità o propone alternative suggerimenti e rimedi a delle situazioni come quella così ben descritta nel tuo articolo, è sicuramente molto interessato al mondo della danza, della musica e di tutto ciò che ne deriva.
Non concordo sulla tua affermazione che “il ballo di gruppo non possa avere una struttura predeterminata, credo il contrario.
Quando ero ragazzo si ballava l’ully-gully, qui in riviera lo ballavano alla stessa maniera i turisti di Milano come quelli di Taranto o Palermo, e tedeschi francesi e inglesi lo imparavano subito,la pista si muoveva tutta insieme nelle stesse direzioni; Era il cantante-animatore che di solita dava il la, era facile fare amicizia perché ci si sentiva tutti parte dello stesso gruppo, si innescava il senso di appartenenza!
Ora nelle piste da ballo per la maggior parte della serata vi sono piccoli gruppi solitari che danno mostra di se con coreografie, chiamiamole così, più o meno complesse che si muovono guardando il pavimento, al massimo i propri piedi; Questi gruppi non interagiscono tra loro (dovrebbe essere uno degli scopi del ballo), qui in riviera lo si nota molto durante l’estate nelle innumerevoli feste e festicciole organizzate per i turisti dalle amministrazioni, associazioni albergatori e commercianti più le parrocchie ecc., in pista i ballerini si scontrano continuamente (si legga il tuo articolo),e volano sguardi infastiditi tra un gruppo e l’altro! Ogni gruppo pensa di essere nel giusto, di possedere la Verità… quindi io ritengo possibile che su un determinato tipo di brano musicale si possa costruire una data coreografia, codificarla trasmetterla agli insegnanti che la insegneranno in modo omogeno.
Le regole servono a migliorare e semplificare la vita, comunicare con lo stesso linguaggio significa comprendersi. Certamente il segnale rosso di un semaforo ha lo stesso significato in tutto il globo…Se frequento un corso di inglese, quella lingua sarà la stessa che apprende un cinese che frequenta lo stesso corso in Cina…e qui entrano in causa i maestri di ballo!
“Un diploma non lo si nega a nessuno” questo è vero ma i maestri di ballo preparati, animati da grande passione, che si aggiornano continuamente sono la stragrande maggioranza. E’ lecito che essi facciano impresa della loro passione,ma credo che il danaro sia solo la utile conseguenza dell’impresa e che il motore principale resti comunque l’amore per il ballo! E allora perché non coreografare professionalmente, a livello centrale dall’ANMB questi benedetti balli sociali di modo che in pista si parli tutti lo stesso linguaggio, si comunichi, si faccia amicizia ecc? Come vengono insegnate le regole elementari, es.la direzione di ballo per non scontrarsi, perché è così utopico ballare un meneaito tutti insieme a destra, tutti insieme a sinistra?
Qui sta la responsabilità dei maestri di ballo! Questi banali e patetici esercizi di psicomotricità, venduti come balli gruppo, diversi non solo tra regioni ma da scuole site nello stesso quartiere, non fanno onore alla categoria, i maestri dovrebbero lasciarli alle palestre ginniche ed ai centri di riabilitazione, la categoria non va sostenuta con sovvenzioni ma va selezionata e formata seriamente dall’ANMB.
Io resto fermamente convinto che questa opportunità di sano divertimento che è il ballo sociale aggiuntosi ai balli di coppia vada gestita in modo costruttivo per il piacere di chi li insegna, dell’associazione che li rappresenta e dei clienti ballerini!
Non concordo neanche che lo sport danneggi la danza, anzi, permette ai rari Artisti di questa disciplina di emergere e regalare a tutti il proprio spettacolo!
Pur riconoscendo che il ballo è anche inventiva e fantasia, secondo me il Maestro dovrebbe sempre tener conto che il suo allievo eseguirà i passi che egli gli avrà insegnato in una pista da ballo sulla quale ci saranno altri ballerini allievi di altri maestri! Il Maestro veramente capace, con ambizioni coreografiche proprie, troverà di certo luoghi e spazi più consoni alla sua Arte che non su una anonima affollata pista di balera!
Con immutata stima, Amedeo
Risposta di Rosario Rosito:
Ad un esposto/domanda così lungo ed articolato si dovrebbe rispondere con un pamphlet. Non lo farò, ma ci sono almeno due argomenti da approfondire. Il primo riguarda l’incredibile evoluzione del ballo sociale, che sembra essere sfuggita ad Amedeo; il secondo attiene al triangolo sport – arte – professionista dove, se permetti Amedeo, l’Arte dovrebbe essere l’ipotenusa e non il cateto più piccolo. La grandezza dell’ipotenusa dovrebbe poi esigere adeguati cateti sportivi e professionali. Oggi accade il contrario. Al primo posto viene il DIPLOMA con tutte le implicazioni (associazioni professionistiche, regolamenti e quant’altro). Al secondo posto, ben distanziato, l’aspetto sportivo (gare, allenamenti, ecc.). Ben ultimi (altro che ipotenusa...) il talento artistico, il gusto, la passione, e ci metterei dentro anche la cultura umanistica, psicologica e pedagogica. Che vogliamo fare? La situazione è questa, non si può negare. Puoi indignarti, rilevare le brutture e le storture, ma non puoi cambiare i naturali processi sociali. E qui veniamo all’altro punto dolente: il ballo sociale oggi è qualcosa di profondamente diverso dal ballo sociale di venti o trent’anni fa. L’analisi deve innanzi tutto tener conto dei profondi mutamenti verificatisi negli ultimi anni, che hanno sostanzialmente modificato il tessuto sociale. Sono aumentate le separazioni, i single, le persone sole e parallelamente è cresciuto il benessere e si è allungata la vita media degli individui. Ed ecco che le scuole di ballo si sono riempite di persone singole a scapito delle coppie. A quest’esercito di single, puoi proporre l’hully gully e il meneaito per tutta la vita? Certamente no, anche perchè settimana dopo settimana, diventano sempre più veloci ad imparare. Ed ecco che, dall’esigenza di avere continuamente a disposizione nuovi balli, nascono le organizzazioni che li codificano e li vendono attraverso cassette vhs o dvd. Volutamente ho tralasciato altri fattori, non meno importanti, che hanno contribuito alla metamorfosi del ballo sociale (penso all’incredibile sviluppo di internet, della comunicazione televisiva e mediatica in genere, la globalizzazione anche in campo musicale, ecc.) per non complicare oltremodo il discorso. Cosa potrebbe fare l’ANMB o le altre associazioni professionistiche? Penso poco più che niente. Il ballo di coppia è relativamente facile da codificare, perchè si basa su strutture musicali a loro volta ben codificate e immutabili. Per esprimermi con parole più semplici, un valzer lento è un valzer lento, una mazurka è una mazurka, a prescindere dalla melodia e dall’accuratezza dell’arrangiamento. Il ballo sociale, per essere codificato allo stesso modo, esigerebbe anch’esso strutture musicali ben codificate ed immutabili. Così non è. Il D.J sceglie il tale brano (ohibò, che strana assonanza, tale brano – talebano...) tenendo conto esclusivamente della piacevolezza, dell’arrangiamento e di fattori di gusto, moda ed attualità. Il tempo, il ritmo, la lunghezza delle frasi e dei periodi musicali, il numero di battute di un ritornello, rappresentano delle variabili assolutamente autonome e diversificate, anni luce lontane da qualsivoglia omologazione. Nessuno può farci niente, almeno finchè il processo non avrà esaurito il suo naturale sviluppo. In un ballo di gruppo trovi passi di latino, caraibico, figure hip hop, danza moderna, jazz, e chi più ne ha più ne metta. Tutto in fase di continua metamorfosi, tanto che, ogni ipotesi d’omologazione, è immediatamente vecchia e decrepita dopo pochi mesi. Spero non ti dispiaccia, ma ho deciso di pubblicare questo tuo sfogo, perchè ritengo meriti una platea più vasta.
Se la tua stima è immutata, la mia è aumentata.
Rosario
Chiudi